Quattro pareti di libertà

 

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Che assurdità è mai quella di poter viaggiare se non ci si muove da casa, senza valige, spese a cui pensare, e una trafila di emozioni tangibili negate. Molti viaggiatori non si adeguerebbero ad una simile idea. Per chi sa bene di confini ed attraversare frontiere non lo scoraggia, non ne vuole sapere di restare a casa, comodamente sul suo sofà e con il portatile vicino.

Probabilmente quasi nessuno pensa mai che una grande fetta della popolazione mondiale non si può permettere di viaggiare e ancor meno può permettersi di contemplarne l’idea. Perché viaggiare, pensandola all’occidentale, non è un beneficio che tutti possono concedersi, dato che tutto è reso in termini monetari chi non possiede tale risorsa non potrà avere tale beneficio.

Si osservino le statistiche del nostro paese, solo un italiano su tre parte per le vacanze estive quest’anno, che ne rimane degli altri due terzi?
E  i ragazzi cresciuti in una favela in Brasile e che sognano con un’altro spicchio di mondo, che ne è di loro?

Sì alle vacanze a Rio con il resort che si affaccia al litorale. Nel frattempo alle spalle, ammassate sulla collina, milioni di persone vivono in favela. L’immagine è un po’ gonfiata e forse ha un tono un po’ pessimista, ma rende l’idea.

Le persone hanno sogni e ambizioni, e senza giudicare le loro ottime o precarie condizioni di vita è possibile affermare che tutti noi inseguiamo desideri. Purtroppo non tutti hanno i mezzi per poterli raggiungere. La fantasia rimane lì però, non si allontana dal sognatore. Il sogno è la sua libertà.

Vi propongo un’opera letteraria che pochi conosceranno, ma la cui trama è molto rivoluzionaria. Nel libro Viaggio attorno alla mia stanza, lo scrittore Xavier de Maistre intraprende un viaggio in una gattabuia dove è costretto a confinare, in prigionia. Nonostante le limitazioni spaziali, il protagonista rompe gli schemi del pensiero dell’epoca, apre le porte dell’universo comodamente dalla sua cella e vola via, con la fantasia e l’immaginazione. Le barriere che le impediscono la libertà non esistono se questa la si possiede dentro. Onnipresente e dimenticata, la libertà ce la portiamo con noi dovunque andiamo.

Spesso quando intraprendiamo un viaggio è perché ce lo immaginiamo anteriormente. Prima di prendere l’aereo sogniamo, e tutto questo non è un po’ una follia in se stessa? Il viaggio porta con sé la follia e la fantasia, la sostanza di cui è fatta la nostra chimera. E l’irreale si riversa sul reale di modo che entrambi formino la nostra esperienza del viaggio.

Sarà sempre la nostra parte irrazionale e che sovrasta il reale con l’immaginario che avrà la meglio. Alla fine un luogo è un semplice luogo, siamo noi che lo trasformiamo coi pensieri.

Quattro pareti non sono una prigione, possiamo sognare dentro una scatola se solo sappiamo come farlo. Nessuno di noi mortali avrà una vita abbastanza lunga per conoscere tutto e tutti, è un’assurdità pensare di conoscere e sapere ogni cosa. In cambio però abbiamo qualcosa di grande dentro in noi, il bisogno di raccontare storie. Che siano scritte  in un libro o raccontate a voce, al cinema oppure al mare, in qualunque contesto possiamo raccontarle e farcene raccontare.

E se tra quattro pareti sentiamo la libertà mancare, bussate, bussate forte alle porte del sogno e fatelo entrare.

 

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