Spain’s borders: I confini più particolari della Spagna

Se pensate di conoscere bene la Spagna e i suoi confini allora in quest’articolo vi farò ricredere. Solo un esperto in geografia, storia e politica può conoscere tutti quanti i confini che saranno elencati di seguito. Alcune curiosità sulla terra del sole che non sapevate.

  • Gibilterra (Inghilterra) – Spagna

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Quello che pare insolito quando si attraversa la frontiera per arrivare a Gibilterra è la sensazione di essere ancora in Spagna malgrado si è in un altro paese. Varcata la linea entriamo in Regno Unito. l’Inghilterra non la sentiamo prossima, per noi l’Inghilterra è un’isola nordica dove la pioggia fa da padrona.

Dopo la guerra di successione spagnola del 1704, la rocca di Gibilterra, la celebre colonna d’Ercole, passò nelle mani inglesi e fino ad oggi tutto è rimasto immutato, una colonia inglese in penisola iberica. Cabine telefoniche rosse, sterline, manifesti in inglese e altre cose riscontrabili anche nel suolo anglosassone, ad eccezione però del sole 6 giorni su 7 e i macachi.

Con l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea, il confine tra Inghilterra e Spagna causerà non pochi problemi. Un grande numero di spagnoli entrano ed escono dalla frontiera giornalmente. La questione della sovranità si riaccende ancora tra Spagna e Inghilterra.

  • Ceuta e Melilla (Spagna) – Marocco

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Migranti scavalcando “la valla”

Le città di Ceuta e Melilla sono rimaste alla Spagna anche dopo la ritirata delle truppe spagnole nel nord del Marocco, dopo la fine del colonialismo europeo. Ceuta, l’altra colonna d’ercole, è collegata alla Spagna solo per via marittima, e per quanto riguarda Melilla è collegata anche per via aerea grazie all’aeroporto. Le due città si trovano isolate dal paese, attorno a loro un muro alto sei metri le cinge. Sono due città barricate e lontane dalla madre patria europea. I muri sono stati eretti per contenere i ferventi migranti desiderosi di entrare in Europa, sì “Europa“, perché politicamente si tratta così, anche se la geografia lo smentisce. La situazione dell’immigrazione in questi territori è sempre sul filo di qualche nuova tensione

  • Peñon de Vélez de la Gomera (Spagna) – Marocco

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Il Peñon de Vélez de la Gomera è una rocca in territorio marocchino e appartiene politicamente alla Spagna. All’interno di quest’enclave non ci sono civili, ma solo qualche militare. Infatti il luogo è stato usato come base militare spagnola fin dal 1500. Un tempo vi albergavano anche civili e si dice che la popolazione raggiunse perfino i 400 abitanti. Una cifra tutto sommato grande in relazione con le dimensioni territoriali.

Il dato più curioso è che l’istmo che lega la rocca con il Marocco è largo 86 metri e rappresenta la frontiera naturale più corta al mondo.

Frontiera segnata da una corda blu
  • Isola Perejil (Spagna?) – Marocco

L’isola di Perejil (in italiano, prezzemolo) ci pare più uno scoglio grandicello che un’isola. Fino ad oggi non è chiaro se rientri nei limiti del territorio spagnolo oppure no, la dibattuta appartenenza dell’isola di Perejil ha creato non pochi dissidi. La sua sovranità non è menzionata da nessuna parte, si dava per scontato che facesse parte di Ceuta, ma nei documenti non si riscontra nessuna prova. Di chi sarà mai quest’isoletta? Nessuno se lo è mai domandato fino al luglio del 2002.

Sotto la dittatura di Francisco Franco, il caudillo stipulò degli accordi con l’allora re del Marocco Hassan II e dichiararono l’isola terra di nessuno. Ma l’uomo, come si sa, ha l’impulsiva mania di controllare tutto ciò che esiste, perciò l’isola avvolta dalla nebbia incerta della sua appartenenza si vedrà coinvolta nel centro di un quasi-conflitto internazionale tra Spagna e Marocco.

In una bella giornata di Luglio del 2002, nell’isola venne piantata una bandiera rossa, quella marocchina. Dall’ 11 al 17 luglio in pratica l’isola sarebbe stata del Marocco. Tutto questo per breve durata, perché gli spagnoli accortisi dell’accaduto rimossero la bandiera marocchina e piantarono la loro. Non si trattò di giocare ad acchiappa bandiera. Tra le due nazioni scoppiò una crisi diplomatica che coinvolse le forze militari dei due paesi, per giorni elicotteri e navi militari di entrambi gli stati sorvegliarono l’isola. Nell’aria vibrava la tensione. La situazione si risolse pacificamente e l’isola tornò allo Statu quo ante, ossia come terra di nessuno. L’isola disabitata rimane tutt’ora tra le onde di rivendicazione spagnola e marocchina, sebbene le acque per il momento siano calme. Lasciamo l’isola di Perejil lì dov’è. Meglio che nessuno si avvicini e gli pianti una bandierina, non si sa mai la prossima volta scoppi una guerra.


  • Isole di Alhucemas(Spagna) – Marocco

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Le isole di Alhucemas sono un arcipelago formato da tre isole di sovranità spagnola, le isole più prossime al Marocco sono chiamate isola di mare e terra. Durante i giorni della crisi diplomatica dell’isola di Perejil le isole di mare e terra vennero occupate da militari spagnoli che installarono le proprie tende e la limitarono con del filospinato per evitarne l’accesso ai bagnanti di una spiaggia vicina.

  • Isola dei fagiani (Spagna/Francia)

Dal Marocco ci spostiamo più a nord, nel bel mezzo del fiume che separa la Spagna con la Francia, il fiume di Bidassoa. Al centro di questo rio si trova un’isola chiamata l’isola dei fagiani. Quest’isola per 6 mesi è territorio francese e per altri 6 spagnolo. Ogni anno si celebra per due volte questo rito di passaggio fra le due nazioni. Rito che perdura dalla fine della guerra dei trent’anni e che sopravvive ancora oggi come segno di amicizia e fratellanza tra i rispettivi stati. Uno dei suoi altri nomi è anche quello di “Isola della conferenza“.

  • Llívia (Spagna) – Francia

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E infine l’ultimo confine qui elencato è il paesino di Llívia, un exclave spagnola in Francia. E’ fuori dall’ordinario dover uscire dal proprio paese per raggiungere il capoluogo di provincia. Questo è ciò che fanno gli abitanti di Llívia ogni volta che  escono dal loro paesino. Accerchiati dalla Francia e con i Pirinei a fianco questo paesino rappresenta un’eccezione unica nel territorio francese della Cerdagna. Nel piccolo agglomerato urbano si parla catalano, castigliano e francese e molti dei suoi abitanti lavorano come pendolari in Francia.

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