Un vagabondo nell’atlantico I: Las Palmas, Gran Canaria

Apro il mio taccuino sopra il quale appuntai l’avventura atlantica vissuta ad Aprile, ed ecco che il vascello dei sogni mette nuovamente in moto le eliche rimestando l’acqua dei ricordi. State ad ascoltare.

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Playa de las Canteras

 

In quest’articolo vi racconterò la mia prima esperienza da mochilero nell’atlantico, ma cosa vuol dire Mochilero?  “Mochilero” è una di quelle parole a mio parere divergenti, intraducibili in italiano dallo spagnolo. Mochilero significherebbe: una persona in viaggio o un escursionista che esplora nuovi luoghi con solo uno zaino in spalla. Lo stesso concetto che in inglese viene reso attraverso la parola backpacker, ma che in italiano non esiste.

Andare in giro per luoghi a te sconosciuti e con unicamente un bagaglio a mano è ormai tendenza, una maniera di viaggiare sempre più in voga tra i giovani e che contraddistingue molte personalità intrepide e avventurose che partono con il minimo ed indispendabile, il vagabondaggio moderno del XXI secolo. Una via, questa, che apre un sentiero ad una forma di viaggiare più lontana dagli standard del turista medio che necessita di molti confort.

 

Prologo

Dal 6 al 17 Aprile 2017, durante il mio anno di studi all’estero a Granada, in Andalusia, decisi d’intraprendere un viaggio da solo fuori dal continente, solamente con uno zaino come bagaglio. Mi spinsi il più lontano possibile ad occidente, senza passaporto ma con solo la mia carta d’identità italiana. Decisi che sarei partito per l’Africa pur restando sempre in terra di Castiglia, perciò mi spinsi fino all’arcipelago canario. Le isole canarie mi hanno sempre suscitato un fascino esotico fin da bambino, e tutto sommato era un luogo  accessibile e allo stesso tempo distante dalla penisola iberica, un luogo perfetto per poter fuggire dal trambusto della settimana santa andalusa in stile “inquisizione”.

Decisi che dovevo partire lontano e conoscere molti altri aspetti della cultura e dei luoghi di Spagna, sentivo che non era ancora giunto il mio momento di tornare in Italia, non riuscivo ancora a sopportare di dover ritornare forzatamente a Genova una volta scaduto l’accordo per gli studi all’estero. Stetti in Spagna 10 mesi filati senza rimettere piede in Italia, né per Natale e né per Pasqua. Mentre tutti i miei connazionali della mia età tornavano ai loro nidi dai loro genitori per le feste, io rimanevo in Spagna godendomi un dolce isolamento che trascorrevo viaggiando da solo. Per taluni ero un folle, per altri un avventuroso per altri ancora ero solo un ragazzo con lo zaino.

E così me ne partii dall’Andalusia, via dagli uliveti e viaggiai fino alle isole dell’atlantico, vidi cose che altrimenti, con 21 anni e con pochi soldini in tasca, non avrei mai visto. Scrissi delle pagine nel mio diario che tenevo costantemente in spagnolo. In questo articolo vi rendo partecipi del mio viaggio trascorso narrandovi delle esperienze di vita personale, un incantevole avventura che non sempre racconta d’incanti e meraviglie. Vi ripropongo parti del mio diario in spagnolo riadattandolo. Buona lettura.

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Diario Canario

 

7 Aprile 2017 – Las Palmas, Gran Canaria

Finalmente sono a Las Palmas. Sono atterrato all’aeroporto di Gran Canaria verso le undici di mattina, il viaggio in aereo è durato pochissimo. Mi sembra che il tempo sia volato in un batter di ciglia.

All’uscita dall’aeroporto ho chiesto informazioni per la fermata dell’autobus, nessuno sapeva dove fosse. La maggior parte delle persone andavano in macchina, in pullman organizzati oppure in taxi.  Ho fatto dei giri nei dintorni dell’aeroporto per cercare la fermata, dopo molti giri a vuoto e stanco per il viaggio mi sono arreso ed ho chiesto ad un tassista se mi accompagnasse all’Isleta, un quartiere a Las Palmas. In modo molto sbrigativo il tassista mi ha fatto salire sulla vettura. Dopo poco che ebbe acceso il motore le chiesi la tariffa per Las Palmas, lui mi rispose dai 30 euro in su come minimo. 30 euro per me vogliono dire 2 notti d’ostello, non posso permettermi di spendere una cifra del genere. L’autobus costa 2 euro. La gente qui se ne approfitta dei turisti, cerca di mangiarseli vivi, io che non ho un soldo bucato poi. Il tassista era molto sgarbato e prese a male il mio rifiuto. Io uscii dalla vettura ed educatamente gli chiesi scusa per il disturbo.

Cercai ancora intorno all’aeroporto, con sollievo trovai infine la fermata. Qui, alle canarie, gli autobus si chiamano guagua, il nome è molto grazioso. Mentre aspettavo il guagua, ho sgraffignato un po’ di cioccolato che mi sono portato nello zaino. Al controllo prima dell’imbarco mi hanno buttato la crema solare che superava i millilitri richiesti, menomale che il cioccolato lo fanno passare.

Alla fermata dell’autobus un ragazzo ha rotto il ghiaccio e ha iniziato a prendere confidenza con me. Mi ha detto che è di Malaga, si chiama Ismael ed è venuto qui a Gran Canaria a cercar lavoro per poi trasferirsi nell’isola, ha già preso in affitto un appartamento nel centro. Sull’autobus ci siamo scambiati i numeri e ci siamo dati appuntamento per le quattro del pomeriggio per uscire insieme.

Sono all’ostello ****, la città sembra in stile coloniale, ma nel frattempo ha edifici molto moderni. Mi ricorda molto Cuba. L’ostello è abbastanza vecchiotto e un po’ trasandato, ma tutto sommato ha il suo fascino e c’è un bell’ambiente. Dopo aver pagato la somma per il mio soggiorno mi sono riposato ed ho fatto la doccia. Il pomeriggio sono uscito con Ismael, siamo andati in spiaggia a prendere il sole e a farci il bagno. Successivamente abbiamo passeggiato per il lungo mare della spiaggia de las canteras e siamo andati al centro commerciale a comprare qualcosa per la merenda. Abbiamo fatto spesa insieme. Questo nuovo amico mi sembra proprio simpatico. Che bell’uscita per essere il mio primo giorno sull’isola!

Al ritorno dal centro città non sono riuscito ad aprire la porta dell’ostello ed ho dovuto chiamare l’ufficio. Menomale che non sono arrivato così tardi. Fortunatamente mi ha aperto una ragazza Tedesca. La ragazza mi ha inoltre spiegato come aprire la porta, bisogna tirarsela a sé, girare la chiave nella serratura ed infine spingere con forza.

Non appena entro nella mia stanza dell’ostello avviene un improvviso scambio di sguardi, mi spavento perché non pensavo ci fosse qualcuno in camera a quell’ora. Un ragazzo di carnagione bruna,dagl’occhi color caramello bruciato, spunta all’improvviso e si trova disteso sul letto a fianco al mio con un ukulele tra le mani.

Ho parlato con il mio nuovo compagno di stanza, si chiama Django, è un francese di origine africana. Io gli ho raccontato un po’ di me e gli ho detto di essere italiano. Non appena glielo dissi si è messo fin da subito a parlarmi in italiano. Mi ha sorpreso, mi ha lasciato a bocca aperta. Questo ragazzo francese di pelle scura sapeva parlare un po’ la mia lingua, cosa non da tutti. Ci siamo raccontati un po’ le nostre storie di vita. Questo ragazzo vive e lavora a Bristol in Inghilterra, ma è nato in Bretagna. E’ stato in vacanza alle canarie e domani sarà il suo ultimo giorno sull’isola. Abbiamo mangiato insieme per cena, io ho preparato pasta con ragù e lui ha preparato un insalata con frutta e verdure.

Dopo cena siamo stati con i ragazzi dell’ostello e abbiamo giocato a vari giochi di gruppo. Dato che domani è l’ultimo giorno che il mio compagno di stanza rimane sull’isola gli ho proposto allora di andare nel deserto di Maspaloma a sud dell’isola. Ha accettato. Adesso ho messo la sveglia per domattina presto. Una nuova avventura ci sta aspettando nel deserto.

(L’articolo continua, se vi è piaciuto lasciate un commento)

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Terrazzo dell’ostello

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4 commenti

  1. perfetto, sto decidendo giusto in questi se andare alle Canarie come mochilero quasi settantenne, il mese prossimo, o piuttosto in Portogallo, e questi post sono proprio quello che mi ci volevano per decidere. grazie! spero che i prossimi arrivino presto, perche` non ho troppo tempo… 🙂

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